LA SQUADRA DI CURTI, PRIMA, CONTINUA A STUPIRE. IL DIRETTORE SPORTIVO: «GRANDI
CIABATTI E PIERI»
ANCHE SE LA FAVORITA Recanati, dell’ex Akrivos,
e il sorprendente Riccione, non mollano la presa, la Callegari continua a vincere,
a dispetto di un calendario
che l’ha costretta a viaggiare tre volte su quattro. Anche il pericoloso
Trebbo di Maccagnani, Pecchia e Bianchini, un altro ex che ha cercato di fare
lo sgambetto ai castellani, si è dovuto arrendere a una Callegari che,
per la seconda volta consecutiva, ha tenuto gli avversari sotto i 60 punti. «In
un certo senso la partita di Trebbo è stata una specie di fotocopia di
quella disputata a Budrio — afferma il direttore sportivo Fausto Zuffa — la
partita è stata infatti equilibrata per i primi tre quarti e poi, nell’ultimo,
siamo andati via, vincendo con un margine rassicurante». Come aveva in
un certo senso anticipato coach Curti, anche Trebbo è una squadra che
dispone di un buon quintetto ma non ha una panchina molto lunga e questo, alla
fine della partita può pesare perché Castello ha più rotazioni.
«
Direi di sì, perché Curti — continua — ruota sempre
almeno otto uomini e anche in questa occasione, sia pure con qualche punta di
eccellenza, si è trattato di una vittoria del gruppo. Sapevamo che Trebbo è particolarmente
forte nelle guardie e negli esterni, che infatti hanno giocato tutti bene, ma
può subire qualcosa sotto canestro, dove la squadra non è particolarmente
dotata. E infatti, nonostante Belcari non stesse bene per un malanno fisico,
Ciabatti ha disputato una grande prova, risultando tra i migliori». La
Callegari, sia pure nel segno di prestazioni corali, praticamente a ogni partita
trova l’acuto di un giocatore diverso. A Budrio era stato Biguzzi a firmare
la sua prova migliore, mentre domenica, hanno pesato molto i 20 punti di D’Onofrio… «Certamente,
in una partita a punteggio non molto alto, 20 punti hanno pesato — continua
il dirigente castellano — in più abbiamo avuto un’altra prova
ad alto livello di Simone Pieri, un giovane che ha saputo migliorare in pochissimo
tempo il proprio rendimento in fase offensiva».
Franco Casadio